Articolo tratto da "Il Corriere della Sera" di Lunedì 21 Maggio 2000:
Barbara Cartland,
Sua Maestà la regina del sentimento
PERSONAGGI - E morta a 98 anni la scrittrice inglese: 723 romanzi rosa venduti in un miliardo di copie. Sua figlia sposò il padre di Lady Diana
Barbara Cartland, la mitica autrice di 723
romanzi rosa, tradotti in 36 lingue, un miliardo di copie
vendute, è morta a 98 anni, tra due mesi ne avrebbe
compiuti 99: si è spenta nel sonno dopo une breve
malattia, nel suo letto di raso rosa, nella sua casa
vittoriana di Campfield Place, nella campagna londinese.
Piangeranno tutte le loro lacrime le innumerevoli
lettrici che affollano di lettere damore la sua
home page su Internet, naturalmente tutta rosa e ornata
da un tralcio di foglie di rosa senza spine. Fino a poco
tempo fa, dame Barbara, aveva continuato a scrivere «e
non certo per i soldi, che non mi mancano», era solita
dire nelle interviste che rilasciava in abito da sera con
strascico, avvolta in un boa di piume rosa, seduta come
una regina su una poltrona-trono di raso fuxia con i suoi
due inseparabili cani: un labrador nero ai piedi e un
candido pechinese in grembo. Lei scriveva per il gusto di
fare una buona azione «perché nel mondo cè tanta
sete di romanticismo». Due romanzi al mese un
ritmo che lha fatta entrare di slancio nel Guinness
dei primati sempre sullo stesso schema, antico e
vincente: la ragazzina vergine come una rosa in bocciolo
si innamora a prima vista di un trentenne possibilmente
duca, comunque nobile. Dopo le prime 150 pagine di
avvenimenti dolorosi come la morte della mamma, una
ferita in guerra, una caduta rovinosa da cavallo, una
malattia mortale e una miracolosa guarigione, senza una
sola riga di sesso ma con moltissime pagine di sentimento
(qualcuno ha coniato per lei la definizione di
«pornografa del sentimento») i due convolano a giuste
nozze.
Sosteneva che cera sempre qualcosa di
autobiografico: anche lei era stata chiesta in sposa da
un duca appena finite le scuole. Poi 49 pretendenti, tra
cui un marchese e un viceré delle Indie... E aveva fatto
in tempo a diventare amica di Lord Mountbatten e di «un
italiano che metteva il fuoco addosso», Guglielmo
Marconi.
Alla fine si era sposata con un certo ricchissimo
Alexander che però aveva il vizio di bere di nascosto:
il tempo di fare una figlia, Raine, e di divorziare.
Raine, a sua volta, era diventata la seconda moglie di
quel Lord Spencer, padre di Lady Diana. E così la grande
manager del rosa si era in un certo modo imparentata con
la casa reale: poteva dire che la regina Elisabetta è
una gran donna, che non ha mai fatto un passo falso e che
Carlo non aveva un gran fascino al momento delle nozze
con la sua mirabile nipotastra, «ma si farà».
E ancora, dopo un fidanzamento di otto anni per non
rischiare unaltra scelta affrettata, la Cartland
aveva sposato Hugh McCorquodale, padre del figlio maschio
a lungo desiderato. Un matrimonio che andò benissimo
perché Barbara aveva la sua ricetta, che regalava a chi
voleva ascoltarla: una luna di miele ogni anno per
passare tutti i pomeriggi a fare lamore, «perché
gli uomini sono sempre così stanchi la sera e nei
weekend pensano soltanto allo sport!».
Nelle pagine dei suoi romanzi di consigli del genere ne
dà a bizzeffe: il primo e fondamentale è sempre la
castità prematrimoniale, per non essere considerata
dallamato bene una donna da strapazzo. E a chi le
faceva notare che la sua era una morale un po
vecchiotta, lei diceva sì, ma è più che mai di moda
oggi, nei giorni dellAids.
Giulia Borgese